Le città contemporanee sono atravesadas di profonde disuguaglianze spaziali e sociali che segnano la vita quotidiana dei suoi abitanti. Uno degli aspetti meno visibili ma più impattanti di queste divisioni è l'accesso disuguale alla cannabis, una pianta che, nonostante la sua crescente legalizzazione e accettazione, continua a essere oggetto di esclusione, criminalizzazione e stigmatizzazione, soprattutto nelle periferie urbane.
Il contrasto tra il centro e la periferia non definisce solo le differenze economiche e culturali, ma anche il diritto fondamentale all'accesso sicuro e consapevole alla cannabis, sia per uso medicinale, ricreativo o spirituale.
La geografia desigual dell'accesso alla pianta
In molte città, i quartieri urbani e di classe media o alta cuentan con spazi regolamentati per il consumo e la coltivazione della cannabis: club sociali, dispensari autorizzati, eventi culturali e una maggiore visibilità positiva della pianta. Questi spazi promuovono un accesso informato, responsabile e protetto, oltre a generare economie locali legate alla pianta.
Dall'altro lato, le periferie sono segnate dall'invisibilità e dalla clandestinità. L'accesso alla cannabis è mediato da reti informali e molto spesso è esposto a rischi legali e sociali. Questa desigualdad espaciale riflette e riproduce le fratture strutturali di esclusività sociale, economica e razziale che colpiscono queste comunità.
Criminalizzazione, violenza ed esclusività nei quartieri urbani
Le periferie sono anche gli spazi dove la criminalizzazione della cannabis si manifesta con maggiore crudezza. La sparizione della polizia, le redas e la violenza estatale hanno un impatto negativo sulle popolazioni più vulnerabili, generando un ciclo di emarginazione che ostacola la costruzione di culture canadesi sane e autonome.
Inoltre, questa criminalizzazione ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana: detenzioni arbitrarie, incarcerazioni, stigmatizzazione sociale e conseguenze sulla salute mentale e fisica di chi vive in questi territori.
Resistenze e costruzione di spazi comunitari
Di fronte a questa realtà, le comunità perifricane sviluppano forme di resistenza e cura che sfuggono all'esclusività. Le coltivazioni collettive, le reti di solidarietà, i corsi di autocultura e gli spazi di educazione popolare si moltiplicano come strategie per riaffermare il diritto alla pianta e costruire la cultura canadese dall'alto.
Queste iniziative non solo garantiscono l'accesso alla cannabis, ma rafforzano anche i diritti comunitari, promuovono la salute integrale e generano alternative economiche e sociali contro la precarietà.
Hacia políticas urbanas inclusivas y justas
Per chiudere la frattura tra centro e margine, è indispensabile che le politiche pubbliche urbane riconoscano e affrontino le disparità nell'accesso alla cannabis. Ciò implica la progettazione di strategie inclusive che garantiscano il diritto alla pianta a tutte le persone, senza tener conto della loro ubicazione geografica e della loro condizione sociale.
Inoltre, è fondamentale implementare programmi di riparazione per coloro che sono stati colpiti dalla criminalizzazione e promuovere la partecipazione attiva delle comunità perifericane nella costruzione di norme e spazi legati alla cannabis.
Costruire città con giustizia sociale e accesso equo
La trasformazione urbana che integra la cannabis deve essere guidata da principi di giustizia sociale, equità e rispetto della diversità. Solo così sarà possibile creare città in cui la cannabis sia un diritto e non un privilegio, in cui il centro e la periferia si confrontino in un dialogo che favorisca l'inclusione e il benessere collettivo.
Pensare all'accesso alla cannabis dalle periferie significa, in ultima istanza, pensare a una città più umana, solidale e sostenibile, capace di riconoscere nella pianta uno strumento per la salute, la cultura e la resistenza.